Aumento delle bollette: un altro regalo targato (anche) Unione Europea

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Roma, 19 set – Con le dichiarazioni dello scorso 13 settembre sull’aumento delle bollette intorno al 40% nel prossimo trimestre, il ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani ha acceso una miccia che rischia nei prossimi mesi di far scoppiare una bomba sociale. Ora però urge analizzare le cause che hanno portato a questo rincaro. Le quali sono sia di natura esogena che endogena alla politica europea.

Rincaro delle materie prime e inflazione

Dal secondo trimestre del 2020 allo scorso agosto, il prezzo dell’energia elettrica per i consumatori italiani è passato da 16,08 a 22,89 euro per kilowattora. I fattori esogeni di questo innalzamento repentino sono il rincaro delle materie prime, la cui domanda in Europa in questa fase di ripresa è aumentata vertiginosamente, insieme all’aumento dei noli dei container.

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La spirale inflattiva ha causato dunque l’aumento del prezzo della principale fonte energetica (40% del fabbisogno) della nostra nazione: il gas. Gas naturale i cui giacimenti in Europa tra Mare del Nord e Paesi Bassi si stanno progressivamente esaurendo. A beneficio della Russia con il conseguente aumento delle tariffe.

Aumento bollette: ecco come funzione il sistema ETS UE che sta affossando l’Italia (e non solo)

Come abbiamo sottolineato in precedenza, ci sono delle responsabilità politiche dietro alla stangata che attende i cittadini italiani. Ovvero, neanche a dirlo, l’Unione Europea. Negli ultimi mesi si sono registrati infatti sensibili aumenti all’interno dell’ETS UE (Emission Trading System), che si inserisce in seno al cosiddetto “Green deal” nella guerra di Bruxelles contro i combustibili fossili.

Questo sistema, ricordiamo, mette in vendita ad un numero circoscritto di aziende, individuate dalle varie autorità europee, permessi per inquinare. I quali potranno scambiarsi a loro volta. Dinamica che porta perciò a speculazioni. Se un’azienda inquina di più di quanto previsto si trova costretta a comprare altri permessi, aggiungendo quindi un nuovo costo, mentre chi riuscirà a ridurre le emissioni può invece venderli.

Periodicamente il numero di permessi viene ridotto, proprio per incentivare il passaggio a produzioni più sostenibili. Di conseguenza il loro prezzo aumenta. Se non fosse che i risultati delle rinnovabili non sono ancora lontanamente paragonabili a quelli dei combustibili fossili. Gli aumenti da inizio anno hanno avuto ripercussioni sulle società che producono energia dai combustibili fossili, che a loro volta scaricano parte dei costi in termini di aumento delle bollette.

Riccardo Natale

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