Diego Armando Maradona era nelle viscere della sua Napoli ancora prima di conoscerla

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Il Napoli esce a pezzi dalle trasferte di Milano e Mosca, ma le due sconfitte sono ancora rimediabili. La classifica in Seria A rimane eccellente, mentre in Europa il destino è nelle mani degli azzurri. Il problema è il grave infortunio di Victor Osimhen, che lo costringerà ad una lunga assenza. E anche quello meno grave di Zambo Anguissa, capitato in mezzo a un calendario di partite affollato e difficile.

Luciano Spalletti dovrà fare nuovamente di necessità virtù, sperando che il destino gli regali in fretta tempi migliori; sorte simile tocca al Sindaco Gaetano Manfredi, alle prese con mille emergenze ma sempre in attesa che il Patto per Napoli diventi realtà. Tuttavia, per una volta, le sconfitte del Napoli e le ambasce del Comune sono passate in secondo piano, perché Diego Armando Maradona, a un anno dalla sua scomparsa mortale, è stato al centro dei pensieri e dei sentimenti di tutti. Il 25 novembre è ormai la giornata mondiale di D10S, mito che non conosce confini. Parlare d’altro ha poco senso, e così cedo anch’io all’omaggio a Diego, nume tutelare di Napoli per tutti i secoli a venire. La pelota no se mancha. “Era de maggio, je no, nun me ne scordo”, così racconta Salvatore Di Giacomo l’amore antico nel 1885, che pur lontano resta sempre presente e torna, perché non sa farne a meno. “Giorno cinque, chi s’’o ppo’ scurdà”, dice l’anonimo neomelodico nel 1984, celebrando l’arrivo dell’amore nuovo, ancora atteso eppure già implacabilmente eterno.

Maradona era nelle viscere della sua Napoli ancora prima di conoscerla, era il frutto della sua delizia ancora prima di essere stato assaporato. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, aveva in serbo un idillio popolare e la fondazione di un mito, destinato a durare. Si può discutere sul fatto che Diego Armando Maradona sia stato il più grande giocatore di tutti i tempi. Quello che non si può mettere in questione, invece, è la sua dimensione trascendentale. Maradona è certamente il calciatore più importante di tutti i tempi e lo sportivo più iconico di tutto il Novecento, insieme a Muhammad Ali. L’uomo, le sue origini e le sue scelte politiche sono inscindibili dall’epopea del giocatore di pallone. Allo stesso modo, le sue vittore sportive sono incastonate dentro vicende storiche e sociali enormi, che trascinano masse e muovono orizzonti.

Il mito nasce in questa curva a gomito della storia, quando la forza evocativa della necessità si plasma in realtà visibile, tra lo sconcerto e la meraviglia. È così per las Malvinas, sangue innocente di ragazzi argentini mandati al macello dal regime dei desaparecidos che un barrilete cosmico prima accarezza con la mano di D10S, e poi rimette in pace con il gol de todos los goles. È così per Napoli, Matria bimillenaria di meticci e migranti in ogni dove, che sceglie un pibe del fin del mundo come figlio prediletto, trasfigurandolo in eterno e inarrivabile scugnizzo.

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