F-35B di Aeronautica e Marina per la prima volta insieme su nave Cavour

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Domenica 21 novembre, nel Mediterraneo centrale, si è tenuta una storica e importante esercitazione internazionale che ha visto impegnata la portaerei Cavour e velivoli F-35B della Marina e dell’Aeronautica Militare, unitamente ad un gruppo navale britannico guidato dalla portaerei Hms Queen Elizabeth, che aveva a bordo i medesimi velivoli ma dell’U.S. Marine Corps. All’esercitazione congiunta hanno presenziato il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, insieme all’ammiraglio di squadra Enrico Credendino e il generale di squadra aerea Luca Goretti, entrambi freschi di nomina ai rispettivi Stati maggiori.

🚨 NEWS | Italian jets have landed onboard a British aircraft carrier – Two Italian F-35Bs have landed, refuelled, and relaunched from HMS Queen Elizabeth. Here’s the video. pic.twitter.com/1NiOlWKnkQ

— George Allison (@geoallison) November 22, 2021

Proiezione di forza congiunta

L’attività aerea a bordo di nave Cavour rappresenta una pietra miliare nello sviluppo della capacità nazionale di proiezione dal mare del potenziale offerto dai nuovi velivoli di quinta generazione, alla costruzione dei quali partecipa anche il nostro Paese che è sede di uno dei due Faco (Final Assembly and Check-Out) esteri insieme al Giappone.

L’tammiraglio Cavo Dragone ha evidenziato come “oltre alle ottime capacità già raggiunte dagli F-35A dell’Aeronautica, sia in campo operativo sia in operazioni reali, l’esercitazione odierna rappresenta un forte impulso nel processo di sviluppo della capacità nazionale di proiezione aerea dal mare, con l’integrazione di velivoli multiruolo aerotattici interforze di quinta generazione, permettendo al nostro Paese di essere l’unico in grado di garantire detto contributo in ambito Unione Europea”.

Il Csm Difesa ha anche aggiunto che “le sinergie tra Marina e Aeronautica nell’impiego degli F-35B da bordo della portaerei verranno raggiunte anche nell’impiego da terra, operando congiuntamente in situazioni operative ove non dovessero essere disponibili piste di atterraggio idonee per velivoli convenzionali”. Gli ha fatto eco il generale Credendino, affermando che “per l’Aeronautica Miliare la capacità di appontare sulle portaerei è un elemento che amplifica ed integra la capacità expeditionary della Forza Armata”. Questo tipo di attività viene condotta grazie alla capacità Short Take-Off and Vertical Landing (Stovl) degli F-35B, che permettono di addestrarsi per operare in contesti operativi e su piste corte, dimostrando tutta la versatilità di impiego della nuova macchina, che anche per questo – ma soprattutto per la sua caratteristica di essere “un sistema di sistemi”, è un assetto fondamentale per le nostre forze armate che così vedono implementata notevolmente la capacità di proiezione delle forze nelle aree di crisi.

Come detto all’esercitazione ha partecipato anche la portaerei britannica, e due F-35B italiani sono appontati sulla Queen Elizabeth, mentre, contestualmente, due cacciabombardieri dei Marines statunitensi che fanno parte dello stormo imbarcato angloamericano hanno svolto attività addestrativa in volo coi nostri velivoli. Oltre al successo delle attività congiunte svolte dai caccia di Marina e Aeronautica a bordo di nave Cavour, l’interazione con il Carrier Strike Group britannico ha consentito di testare con successo le procedure tecnico/operative congiunte finalizzate al raggiungimento della piena interoperabilità tra le due Marine.

Cavour e Queen Elizabeth insieme

La Queen Elizabeth ed il suo gruppo di attacco sono di ritorno dall’Estremo Oriente, dove è stata svolta la prima crociera operativa della portaerei, causando non poche lamentele da parte della Cina in concomitanza con l’attività svolta nelle acque del Mar Cinese Meridionale, che, lo ricordiamo, è uno specchio d’acqua al centro di una contesa internazionale riguardante la sua sovranità. L’Italia è il primo – e finora unico – partner britannico della Nato ad atterrare sul ponte di volo dell’unità della Royal Navy.

“Il fatto che gli F-35B statunitensi, italiani e britannici siano in grado di volare da e verso i ponti di volo delle unità altrui offre agilità tattica e vantaggio strategico per la Nato”, ha affermato il commodoro Steve Moorhouse, comandante del Carrier Strike Group britannico.

“L’attività di oggi è una dimostrazione eloquente della capacità dell’ammiraglia della flotta del Regno Unito di lavorare perfettamente con altre nazioni; L’Italia è la terza nazione ad aver appontato con un F-35B sulla Queen Elizabeth. Con l’attività svolta si apre una nuova pagina dove l’interoperabilità e il concetto di sinergia Joint and Combined tra le forze armate diventano fatti concreti nel rispetto delle peculiari specificità” ha affermato il comandante inglese.

Una valenza “interna”

Al di là dell’importantissima dimostrazione di interoperabilità tra le nostre due forze armate e quelle dei nostri alleati della Nato, l’esercitazione ha una fortissima valenza “politica” tutta interna.

Recentemente, infatti, si è accesa un’aspra querelle interna alla Difesa che ha visto protagoniste Marina e Aeronautica in merito all’utilizzo della versione Bravo dell’F-35. Ciascuna arma ha le proprie ragioni per cercare di cambiare la destinazione finale dei 30 velivoli Stovl previsti dal piano di acquisizione: l’Aeronautica ha bisogno, per ragioni legate ai piani dell’Alleanza Atlantica, di avere un’efficace capacità expeditionary, mentre la Marina ha necessità di avere un gruppo di volo imbarcato numericamente in grado di poter garantire un efficace strumento di proiezione di forza dal mare. Il problema, a nostro avviso, è l’esiguo numero di velivoli di questo tipo che sono destinati all’Italia: 30 macchine sono poche per tutti, e soprattutto non accontentano tutti.

Ora, grazie a questa esercitazione, si è posto il primo passo verso una “pacificazione” interna e soprattutto si è dimostrata la volontà di operare congiuntamente sul mare, sfruttando lo stesso principio utilizzato da altri operatori di velivoli a decollo/atterraggio verticale in altri tempi: durante il conflitto delle Falkland, ad esempio, gli Harrier britannici della Raf operavano dalle portaerei della Royal Navy. Un primo passo non solo verso la riconciliazione, ma anche – speriamo – verso una gestione congiunta di tutta la catena logistica dei nuovi velivoli di Lockheed Martin. Resta infatti da dirimere una questione molto importante: a chi affidare l’hub terrestre che sarà la base degli F-35B con le coccarde tricolori. Attualmente l’unica base dell’Aeronautica che li ospita è Amendola (Fg) e da tempo si parla della possibilità che possa accoglierne tutta la flotta (compresa quella MM), ma a Grottaglie (Ta) la marina vorrebbe stabilire la propria sede per i Bravo.

Un problema non da poco, ma risolvibile anche in considerazione dell’iter addestrativo finale dei piloti, che attualmente viene svolto per entrambe le forze armate negli Stati Uniti. Auspichiamo quindi che si possa giungere alla definizione di un hub unico a gestione congiunta, proprio sulla scorta della dimostrata interoperabilità tra i velivoli delle due forze armate avvenuta a bordo di nave Cavour.