Il governo Draghi decreta l’apartheid dei non vaccinati: anti-scientifico e incostituzionale

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È il premier stesso, in conferenza stampa, a proclamare l’apartheid, ponendo i non vaccinati “fuori dalla società”.

Accanimento sul capro espiatorio, ma è il ritardo con le terze dosi il principale fattore di rischio: tra 5 e 12 milioni di vaccinati (da oltre 6-5 mesi) potenzialmente scoperti e assimilabili ai non vaccinati. Ecco dati e studi.

Un attentato alla libertà e alla razionalità senza precedenti, stavolta non solo avallato dalla Lega, ma adottato “su spinta” della Lega

L’ulteriore stretta sui non vaccinati approvata ieri sera dal governo, il super Green Pass già in zona bianca, è ingiustificato, come spiegheremo dati alla mano, dal momento che non c’è alcuna emergenza in atto, ma essa è puramente ipotetica. D’altra parte, per definizione del governo stesso, se si è in zona bianca significa che il rischio non è nemmeno basso, ma “molto basso”. Ed è ingiustificato anche nel momento in cui si ammette che potenzialmente dieci milioni di vaccinati – questo il numero di coloro che hanno ricevuto la dose unica o la seconda dose da più di 5 o 6 mesi ma non ancora la terza – si trovano in condizioni del tutto simili ai non vaccinati rispetto al rischio di contagiarsi e contagiare, tanto da essere richiamati a farsi una terza dose o una dose addizionale. Ed è illegittimo, come spiegheremo, perché non prevedendo la possibilità di ottenere il lasciapassare con un tampone negativo, equivale ad un obbligo vaccinale, che però aggira i paletti fissati dalla giurisprudenza costituzionale.

A leggere i giornali o a fare zapping in tv si direbbe quasi che l’emergenza Covid sia rimasta solo in Italia. Praticamente tutti i giornali italiani aprono ogni giorno le loro prime pagine con il Covid e temi correlati, come Green Pass e no-vax. Nessuno, invece, tra i principali giornali europei, da Le Monde a Bild, da El Mundo al Times. In compenso, sulla stampa anglosassone (nei giorni scorsi il Telegraph e Politico.eu) si comincia a parlare apertamente di “dittatura” e “autoritarismo” in Europa continentale in relazione alle misure anti-Covid, tra nuovi lockdown, obblighi vaccinali e pass sanitari. Complottisti anche loro?

Al contrario, i dati dei contagi, dei ricoveri e dei decessi nel nostro Paese mostrano che non c’è alcuna emergenza in atto, ma è essa solo ipotetica. I casi positivi giornalieri sono in lenta risalita, ma a differenza delle precedenti ondate non si registra una corrispondente crescita di terapie intensive (occupate solo al 6 per cento!) e di ricoveri ordinari, con numeri di 6-7 volte inferiori rispetto a quelli di un anno fa: 573 le terapie intensive occupate ieri, 3.816 il 24 novembre 2020 (-85 per cento); 4.629 i ricoveri ordinari ieri, 34.577 un anno fa (-86 per cento).

Dunque la pressione sul sistema sanitario è del tutto sotto controllo, come si evince dai grafici, che nel confronto tra “ondate” si commentano da soli…

Il governo e i pro-vax potrebbero esultare: dov’è lo spumante? Evviva, i vaccini funzionano, possiamo cautamente sperare in un Natale normale. E invece no, assistiamo ad una nuova ondata di terrorismo mediatico e ad un nuovo giro di vite, che riguarda ancora una volta il capro espiatorio individuato la scorsa estate con l’introduzione dell’obbligo di Green Pass: i non vaccinati.

La richiesta partita dai governatori delle regioni, soprattutto di centrodestra, che eventuali restrizioni riguardassero solo i non vaccinati è stata sostanzialmente accolta dal governo (“chi non vuole vaccinarsi dovrà fare casa e lavoro”, annunciava il ministro Brunetta non nascondendo una certa goduria). L’accesso a ristoranti, bar, teatri, cinema, piscine, palestre, impianti sciistici e stadi, sarà consentito solo ai possessori del Green Pass “rafforzato”, da vaccino o guarigione, già in zona bianca, mentre il Green Pass “base” sarà obbligatorio dal 6 dicembre anche per alberghi, spogliatoi per l’attività sportiva, trasporto ferroviario regionale e trasporto pubblico locale, oltre ai luoghi di lavoro. E già qui una prima assurdità: al cameriere basterà un tampone negativo, mentre i clienti dovranno aver ricevuto tre dosi di vaccino.

Siamo dunque al lockdown di una parte cospicua della popolazione senza nemmeno una emergenza in atto, ma solo nell’ipotesi di una emergenza. Lo stesso presidente del Consiglio Draghi, ieri in conferenza stampa, ha certificato che non c’è una emergenza, lo scopo è “prevenire”. Ma così vale tutto, il rischio è che l’evocazione di una qualsiasi emergenza, anche solo ipotetica, possa in futuro giustificare qualsiasi misura restrittiva dei diritti e delle libertà fondamentali. In sostanza, l’instaurazione di un regime di eccezione anche senza una reale emergenza. È la prassi dei regimi autoritari, dove l’emergenza viene perennemente evocata come spauracchio per giustificare la sospensione delle libertà dei cittadini.

Tra i passaggi più inquietanti della conferenza stampa, uno proprio alla fine è particolarmente sfortunato. Quando con la sua nonchalance, con parole che vorrebbero essere conciliatorie nei confronti dei non vaccinati, Draghi pronuncia un’affermazione gravissima, attesta cioè che questo decreto li pone “fuori dalla società”, proclama l’apartheid. Questo sarà un Natale “normale per i vaccinati”, dice, ma auspica che il prossimo possa essere un Natale normale “per tutti”, “questo è ciò che vogliamo riconquistare, che lo sia per tutti, che anche coloro a cui da oggi saranno riservate le restrizioni possano tornare ad essere parte della società con tutti noi“. Brividi. Esiste dunque un noi e un loro. E loro, oggi, non fanno parte della società. Sono fuori.

Ma se il fattore principale di rischio non fossero loro, i non vaccinati, ma fosse nella combinazione tra arrivo della stagione fredda e calo della copertura in milioni di vaccinati (ad un ritmo al quale la somministrazione di terze dosi non riesce a stare al passo)?

La decisione di anticipare la terza dose a 5 mesi dalla seconda, così come di ridurre la validità del Green Pass dei vaccinati da 12 a 9 mesi, è una ammissione implicita che la copertura dei vaccini svanisce, o si riduce drasticamente, già dopo 5 mesi dal completamento del ciclo vaccinale. E questo ha una conseguenza molto chiara, innegabile: i non vaccinati non possono essere indicati come l’unica causa della risalita dei contagi e dei ricoveri. Un ruolo non secondario lo giocano quei milioni di vaccinati, con regolare Green Pass, che dalle stesse autorità sanitarie sono considerati potenzialmente scoperti.

Quanti sono? Non pochi e sicuramente molti di più dei non vaccinati, se si escludono i minori di 12 anni. Cinque mesi fa, il 24 giugno, avevano ricevuto entrambe le dosi 17,1 milioni di persone, in gran parte le più a rischio (over 50) e le più esposte (personale sanitario e scolastico). Sei mesi fa, il 23 maggio, erano 10,5 milioni. Al 24 novembre, le terze dosi o dosi addizionali somministrate sono poco più di 4,8 milioni. Ciò significa che sono in giro, a seconda che si considerino i 6 o i 5 mesi, tra i 5 e i 12 milioni di vaccinati, in possesso di regolare Green Pass per altri tre o quattro mesi, ma in realtà potenzialmente scoperti dall’infezione, quasi al pari dei non vaccinati.

Il ritardo della campagna per le terze dosi è ancora più evidente se guardiamo alle percentuali nelle fasce di età più a rischio di intasare gli ospedali, quelle over 50. Stiamo entrando nella stagione più fredda, quella più favorevole alla trasmissione del virus, e solo il 45 per cento degli over 80 ha ricevuto la terza dose. Praticamente al palo le terze dosi nelle altre fasce di età a rischio: 14 per cento tra i settantenni, 11 per cento tra i sessantenni, 6 per cento tra i cinquantenni.

Quello dei non vaccinati è un tema ormai vecchio, almeno per l’Italia con la percentuale di vaccinati che ha raggiunto. Ovunque, dagli Stati Uniti alla Germania, le terze dosi sono il nuovo fronte della campagna vaccinale. A tal punto che secondo il professor Fauci la definizione di “completamente vaccinato” dovrebbe essere aggiornata per includere solo chi ha fatto il richiamo. La partita decisiva è convincere i vaccinati da oltre 5-6 mesi, oggi scoperti, a farsi la terza dose, ma il governo la sta perdendo. Da noi non solo la somministrazione delle terze dosi procede a rilento, ad un ritmo inferiore a quello delle seconde dosi 5 o 6 mesi fa, ma non è detto che tutti i vaccinati con doppia dose corrano a farsi la terza. E questi dubbiosi non li potranno facilmente criminalizzare definendoli no-vax

Dunque, il super Green Pass introduce una discriminazione contro logica e scienza, essendo i vaccinati potenzialmente scoperti molti di più dei non vaccinati che si vogliono condannare a casa e lavoro. Come ha osservato Fabio Dragoni, “si impedisce a qualcuno che è sicuramente negativo di andare al ristorante. Lasciando libero qualcuno che è potenzialmente positivo di accedervi”. Quale sarebbe, infatti, il razionale scientifico secondo cui un non vaccinato con tampone negativo entro 48 ore può infettare, mentre un vaccinato da oltre 6-9 mesi, senza tampone, non rappresenta alcun rischio di contagio?

Abominevole, in particolare, l’esclusione persino in zona bianca del 25 per cento degli adolescenti che non sono vaccinati, la fascia 12-19 anni, da sport e socialità, nonostante corrano rischi irrilevanti dal Covid, mentre i 12 milioni di vaccinati da oltre 5 mesi potenzialmente scoperti, la maggior parte dei quali over 50, quindi ben più a rischio, se ne vanno in giro con regolare Green Pass.

Dati e prove si susseguono da mesi, non da oggi, sul fatto che anche i vaccinati contribuiscono in misura significativa alla circolazione del virus, soprattutto trascorsi 6 mesi dalla seconda dose.

Un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (27 ottobre) e condotto in Israele ha confermato che l’immunità del vaccino Pfizer contro la variante Delta cala nei vaccinati di tutte le fasce di età pochi mesi dopo la somministrazione della seconda dose, in un intervallo di tempo che si colloca tra il quarto e il sesto mese. Più precisamente, il tasso di infezione dei vaccinati a sei mesi dalla seconda dose è risultato essere superiore di 1,6-1,8 volte quello dei vaccinati da quattro mesi. “I risultati qui presentati hanno fornito una base epidemiologica per la decisione del Ministero della salute israeliano del 30 luglio 2021 di approvare la somministrazione di una terza dose dopo 5 mesi dalla seconda”. Non evidenze scientifiche emerse negli ultimi giorni, come ci viene fatto credere. Si sapeva da mesi, da inizio luglio, ma il governo italiano ci è arrivato il 22 novembre.

In questi giorni le nostre autorità sanitarie stanno cominciando a riconoscere che i guariti hanno una protezione più efficace e più durevole dei vaccinati, sia dall’infezione che dalla malattia grave, e quindi non hanno bisogno di essere vaccinati se presentano un numero abbastanza elevato di anticorpi. Ma anche questo si sapeva da mesi e da una molteplicità di studi clinici ed epidemiologici, ma per mesi (e ancora oggi) i guariti sono stati sottoposti a dosi e doppie dosi per ottenere il Green Pass, pur essendo esposti ad un più alto rischio di eventi avversi a seguito di vaccinazione. Sempre perché è “la Scienza” a guidare le decisioni del governo.

“Stigmatizzare i non vaccinati non ha alcuna giustificazione scientifica”, è il titolo di un recente articolo su The Lancet (20 novembre), che critica l’espressione “pandemia dei non vaccinati” usata da funzionari di alto livello in Germania e negli Stati Uniti, ma che sentiamo ripetere anche in Italia, perché suggerisce falsamente che i vaccinati non abbiano un ruolo rilevante nella circolazione del virus. Invece, “ci sono prove crescenti che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione”. Dopo aver ricordato alcuni dei dati raccolti negli ultimi mesi negli Stati Uniti e in Germania, l’autore conclude che “i vaccinati corrono minori rischi di complicanze ma sono parte rilevante della pandemia. È sbagliato e pericoloso parlare di pandemia dei non vaccinati”.

Ed anzi, un articolo nel numero di dicembre di The Lancet Regional Health – Europe, indica che “la rilevanza epidemiologica della popolazione vaccinata è in crescita”. Un trend visibile chiaramente anche in Italia, come dimostrano i dati ufficiali (rapporto Istituto Superiore di Sanità del 17 novembre): nell’ultimo mese è risultato positivo lo 0,64 per cento dei non vaccinati e lo 0,17 dei vaccinati. Il fattore di “vantaggio” dei vaccinati è pari a 3,9, ma in deciso calo dal 5,2 del 13 ottobre. E questo perché sta aumentando velocemente la quota di vaccinati da oltre 5-6 mesi che non hanno ancora ricevuto la terza dose (da noi quantificati in 5-12 milioni).

Ma quanto durerà la copertura della terza dose? 5-10 anni si spinge a dire il nostro ineffabile Abrignani, portavoce del Cts, che sembra saperne di più del mitico Anthony Fauci, il quale invece non si sbilancia: “Speriamo” che il booster duri di più, si è limitato a dire, “che aumenti la durata in modo che non ne avrai necessariamente bisogno ogni sei mesi o un anno. Speriamo…”

Di fronte ai loro fallimenti perseverano nell’errore, anzi schiumando di rabbia raddoppiano: ci vuole più Green Pass. Se fossero minimamente coerenti, il Green Pass dovrebbe scadere 6 mesi dopo la seconda dose. Ma la validità del Green Pass in questi mesi è stata allungata o ristretta con grande cinismo, sulla base non di criteri scientifici ma di convenienze e opportunità politiche. Questa estate è stato deciso di prolungarla a 12 mesi, contro ogni evidenza scientifica dei dati israeliani, perché c’era da “vendere” il vaccino e perché altrimenti troppi Green Pass sarebbero scaduti già ad agosto e settembre. Ora viene ridotta a 9 per “incentivare” la terza dose. Bastone e carota, come con i ciucchi.

Il super Green Pass è anche più palesemente discriminatorio e incostituzionale del modello “basic”. Togliendo la possibilità di ottenere il certificato con un tampone negativo, si accentua la sua natura di obbligo vaccinale surrettizio. L’obbligo vaccinale è previsto dal nostro ordinamento, ma all’interno dei paletti fissati da una serie di sentenze della Corte costituzionale, l’ultima delle quali nel 2018, che lo rendono compatibile con l’articolo 32 della Costituzione.

Ma allora perché il governo non sceglie la via più semplice e diretta dell’obbligo? Perché con il Green Pass può aggirare quei paletti. Quali sono questi paletti? Primo, che il trattamento sia diretto “a preservare lo stato di salute degli altri”; secondo, che non comporti danni gravi alla salute di colui che vi è assoggettato, ma “quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili”; terzo, la previsione comunque di una “equa indennità” in caso di “danno ulteriore”, “a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria”.

Ora, che i vaccini anti-Covid rientrino nelle prime due condizioni è quanto meno controverso. Al momento, non sono immunizzanti, quanto meno non ai livelli dei vaccini che conosciamo e per un periodo troppo breve, di pochi mesi, e non sappiamo ancora quante dosi ci vorranno; è certo, invece, un numero considerevole di effetti avversi gravi, riportati a centinaia anche in Italia, dove la farmacovigilanza è piuttosto passiva. Trombosi, miocarditi e pericarditi non sono febbriciattole e dolori al braccio. Quanto al terzo, forse non è un caso, vista la quantità di effetti avversi gravi, che non sia stata scelta la strada dell’obbligo, che avrebbe dovuto prevedere un indennizzo diretto accanto alla tutela risarcitoria.

L’indennizzo citato nelle sentenze esistenti vale solo per i vaccini ai quali si riferivano. Per quelli anti-Covid il governo dovrebbe prevederlo con una norma, altrimenti dovrebbe intervenire una nuova sentenza della Consulta. Certo è che vedersi di fatto obbligati a sottoporsi ad un vaccino per il quale non è previsto un indennizzo diretto in caso di danno grave, solleva qualche legittimo sospetto: sarebbero troppi gli indennizzi da corrispondere?

Dunque, essendo il Green Pass un obbligo surrettizio, a maggior ragione se per molte attività scompare l’opzione tampone, è un aggiramento dei paletti costituzionali sull’obbligo vaccinale. E in quanto aggiramento dell’articolo 32 e relativa giurisprudenza della Corte, illegittimo.

Assistiamo purtroppo in Italia ad una deriva che è il risultato dell’effetto combinato di una opinione pubblica esausta, terrorizzata e indottrinata per mesi, e di una classe politica che sfoggia un cinismo senza limiti, facendo ricorso dall’inizio della pandemia a capri espiatori su cui scaricare la colpa dei propri fallimenti. Una caccia alle streghe pericolosa, che con dinamiche del tutto simili ai totalitarismi del secolo scorso, designando cioè una parte cospicua della popolazione come “untori” e “nemici del popolo”, sta provocando nella comunità nazionale ferite che non si rimargineranno facilmente e in breve tempo. Non basterà passare un Natale “normale per tutti”…