Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari: il 91% ha difficoltà a usufruire dei diritti più elementari. Peggio il pubblico del privato.

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Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari: il 91% ha difficoltà a usufruire dei diritti più elementari. Peggio il pubblico del privato.

Il 91% degli Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari ha difficoltà a usufruire dei diritti più elementari.

L’indagine promossa da AssoCareInformazione.it ha coinvolto 7.269 Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari che lavorano sia nel settore pubblico che privato e libera professione.

Ecco i dati snocciolati riguardo la situazione drammatica emersa.

I dati: chi ha risposto?

I 7.269 professionisti che hanno risposto appartengono alle seguenti categorie:

  • Iscritti FNOPI (Infermieri ed Infermieri pediatrici): 3281.
  • Iscritti FNO TSRM e PSTRP (Professionisti Sanitari): 813.
  • FNOPO (Ostetriche): 147.
  • OSS o ausiliari: 3028.

Come spesso in sanità a prevalere tra i compilanti sono le donne (72% contro il 28% di uomini).

Lavoro pubblico e privato in sostanziale equilibrio: 3844 (il 52,88%) lavoratori pubblici contro 3425 (il 47,12%) lavoratori privati.

I dati sull’accesso ai diritti.

Dei rispondenti, il 90,1% circa (6610) ha dichiarato di aver avuto difficoltà e/o impedimento nell’usufruire dei propri diritti.

I restanti non hanno ancora avuto necessità di usufruirne (lo 0,79% circa) o non hanno auvto nessuna difficoltà e/o impedimento (8,2% circa, 601 professionisti).

Di questo 86,3%, il 17% sono professionisti nati all’estero o con cittadinanza estera contro l’87% restante di italiani per nascita.

Il paradosso è che di 6610 persone che hanno avuto difficoltà, il 55,86% circa (3693) ha dichiarato di lavorare nel pubblico contro il 44,14% circa (2917) che lavora nel privato.

Ne deriva rispetto ai lavoratori pubblici, 3693 su 3844 (il 96,07%) ha dichiarato di non aver potuto accedere o accedere senza difficoltà ai propri diritti.

Dato in lieve miglioramento ma comunque pessimo per quanto riguarda i lavoratori privati, 2917 su 3425 (l’85,16%).

I diritti che hanno ottenuto maggiori segnalazioni (potevano essere scelte tre opzioni) sono:

  • Maternità: 36,59% (2419 preferenze);
  • Orario, riposi, ferie: 87,29% (5770 preferenze);
  • Malattia, Infortuni: 13,66% (903 preferenze);
  • Rilascio Nulla osta/Permessi: 1,18% (78 preferenze);
  • Diritto di ufficio: 0,68% (45 preferenze);
  • Ricollocamento/ricongiungimento: 15,24% (1008 preferenze);
  • Congedo parentale/matrimoniale/per lutto/104/151: 26,36% (1743 preferenze);
  • Attività sindacale: 32,50% (2155 preferenze);
  • Sicurezza sul lavoro: 55,90% (3695 preferenze);
  • Pari opportunità: 23,34% (1543 preferenze);
  • Diritto allo studio: 7,12% (471 preferenze).

Comportamento a fronte delle difficoltà ed esito.

Nel 93,01% dei casi (6148) si è ricorso alle organizzazioni sindacali; nell’1,09% dei casi (67) i lavoratori si sono affidati a un avvocato, nel 6% dei casi rimanenti (395) il lavoratore non ha ricorso a nessun aiuto per far valere i propri diritti.

Nell’88,07% dei casi (5822) la situazione si è risolta con l’esito sperato mentre nell’11,93% dei casi (788) la situazione non lo ha raggiunto.

Commento e conclusioni.

L’indagine è ovviamente soggetta a risposte dovute a interpretazioni personali o faziose da parte del lavoratore ma ha una valenza a nostro avviso importante dovuta ai numeri esponenziali dei risultati raggiunti.

La situazione è resa ancor più grave dal fatto che fra questi diritti elementari ve ne sono alcuni garantiti dalla costituzione, oltre che dalle leggi vigenti.

Suggeriamo quindi un’analisi critica da parte delle aziende, invece che del solito “cestinamento” di tutto ciò che potrebbe minare l’immacolata concezione di sè stesse.

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