Quei 247 femminicidi dall’inizio dell’anno vogliono giustizia

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Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone, strangolate e infine gettate in un precipizio da agenti del servizio d’informazione militare. Era il  25 Novembre 1960, a Ojo de Agua nella Repubblica Dominicana.

Trentanove  anni dopo, il 17 dicembre 1999,  l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, dichiarava  il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in loro memoria.

I dati sono preoccupanti: nonostante le manifestazioni, i dibattiti, le panchine rosse, gli spot, i confronti e i convegni non bastano a sradicare questo fenomeno dilagante che affonda le proprie radici in una sorta di subcultura in cui la donna ha un ruolo inferiore rispetto all’uomo. Un retaggio culturale che vede le stesse donne incapaci di riconoscere una qualsiasi forma di violenza fisica e psicologica.

Dall’inizio di quest’anno in Italia sono stati registrati 247 omicidi: nel 72% dei casi l’autore è il marito o l’ex marito; in 1 caso su 2 ha usato un’arma da taglio.

Per educare alla non violenza è necessario lavorare fin dall’infanzia sulla creazione di relazioni positive e paritarie – spiega Paola Radaelli, presidente di Unione Nazionale Vittime – è importante creare occasioni di confronto per gli adolescenti per educare alla non violenza. Il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione deve passare attraverso la consapevolezza di sé stessi e del proprio rapporto con gli altri.  È necessario fin dall’infanzia sviluppare la capacità di costruire relazioni sane, in cui vengano abbattuti gli stereotipi culturali che sottendono a una disparità di genere nella società”.

Dobbiamo riconoscere i meccanismi che stanno alla base della violenza perché questo sta alla base di una lotta concreta e reale e bisogna farlo a scuola, attraverso una educazione sentimentale, considerando che da una ricerca fatta da IPSOS per WEWORLD 3 persone su dieci non considerano violenza dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro, e il 20% di loro condivide questo pensiero. Ancora, un italiano su tre non considera violenza forzare la partner a un rapporto sessuale se lei non ne ha voglia; lo pensano circa quattro uomini e tre donne su dieci.

Ma le donne non soltanto devono essere sostenute quando denunciano devono anche essere supportate economicamente quando decidono di denunciare la violenza domestica, per favorire percorsi di autonomia e di emancipazione:” Occorre ancora lavorare molto sull’impianto normativo, anche se l’Italia  dal 2009  si è dotata della legge Antistalking e del  Codice Rosso, è necessario predisporre un maggior numero di risorse – dichiara Alessandro Continello, avvocato e vicepresidente UNAVI –  il reddito di libertà, legge finanziata con soli 3 milioni di euro, coprirà al massimo 625 richieste, mentre le donne presso i centri antiviolenza in tutto il Paese sono circa 50.000, quindi molto insufficiente”.

Stabilire fondi per la formazione degli operatori, delle forze dell’ordine, magistrati e sanitari, così come corsi di formazione sul linguaggio dei media per evitare la vittimizzazione secondaria sono ulteriori misure che uno Stato di Diritto non può ignorare.

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