Schiaffo ai rigoristi: il nuovo governo tedesco a favore della revisione dei Trattati

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Christian Lindner e i Liberali tedeschi sono, in ultima istanza, stati soddisfatti del contratto per il governo “semaforo” con Socialdemocratici e Verdi e hanno dato il via libera all’appoggio di Berlino al processo di revisione del Patto di Stabilità che si aprirà nel febbraio 2022. Come ha dichiarato oggi la giornalista tedesca Constanze Reuscher parlando a Coffe Break del futuro dei rapporti tra Italia e Germania con il governo di Olaf Scholz che andrà a sostituire Angela Merkel, infatti, il contratto di coalizione prevede il via libera a una modifica dei Trattati sulle regole di bilancio, le “tavole della legge” del dogma austeritario che molti pensavano i Liberal del Fdp avrebbero difeso a oltranza, specie dopo l’annuncio della nomina del loro leader a ministro delle Finanze.

Così non sarà. L’esecutivo a guida socialdemocratica asseconderà il trend dell’ultimo anno e mezzo pandemico, la svolta anti-austeritaria che il governo della Cancelliera ha dovuto mettere in campo per rispondere alla crisi, le dinamiche globali che spingono per un “ritorno” di John Maynard Keynes e della consapevolezza di dover operare forti spese pubbliche contro la recessione e a favore della ripresa degli investimenti strategici.

La svolta pragmatica dei Liberali segna la vittoria della nuova linea dettata dalla Cancelliera, di cui il futuro successore è stato il principale artefice: seppellire sul campo il dogma rigorista, evitare che la Germania ripetesse l’errore del 2011 trincerandosi come guardiana dell’austerità, offrire a Berlino più opzioni. Il tutto al fine di consolidare un’egemonia nel Vecchio Continente data da tempo per assodata: in Europa non si muova foglia senza approvazione di Berlino.

Si tratta di un vero e proprio schiaffo per i falchi del rigore che da tempo speravano in un compattamento della Germania a loro favore. A settembre Olanda, Austria, Svezia, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia avevano scritto una lettera ai ministri delle Finanze Ue ribadendo un netto “no a qualsiasi modifica delle norme Ue su deficit e debito pubblico“. L’Aja e Vienna guidavano il fronte dell’austerità con una durezza raramente raggiunta a partire dagli scontri su Mes, Recovery Fund, debito comune. Ora però le mosse di Berlino nell’era Scholz rischiano di spiazzarle.

In un certo senso  Lindner, destinato al ministero delle Finanze, ha smentito sé stesso. “Le regole del Patto di stabilità e crescita attualmente in vigore hanno dimostrato sufficiente flessibilità. Questa dovrebbe essere la posizione negoziale di un futuro governo federale”, ha dichiarato in una recente intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. E del resto i Liberali tedeschi sono assieme ai frugali convinti che la riduzione del rapporto debito/Pil in seno all’Eurozona debba restare un obiettivo comune dell’Unione anche nelle loro ultime dichiarazioni. Ma la pandemia che non conosce requie, la variante Omicron, l’ondata inflativa globale, la crisi industriale che rischia di abbattersi su campioni commerciali come la Germania e le incertezze del 2022 hanno cambiato tutto. E anche i Liberali si sono convinti, pragmaticamente, che l’orizzonte del governo Scholz debba essere anti-austeritario.

L’oggetto del contendere sarà il Patto di Stabilità che fissa le regole su deficit e debito pubblico. Una sessione recente dell’Eurogruppo è stata infruttuosa, rimandando a dopo la formazione del nuovo governo tedesco la decisione. Sospeso con la pandemia dalla Commissione Europea fino a fine 2022, il Patto di stabilità è al centro dei dibattiti tra i Paesi membri. Francia, Italia e Spagna guidano il fronte di coloro che vogliono una revisione delle “regole” per antonomasia prima di riattivarlo, premendo per una svolta anti-austeritaria.

Di fronte ai danni economici della pandemia la Germania si è dunque accorta che il biennio di risposta emergenziale possa non bastare e che la svolta possa essere strutturale. Come riporta Today, nei colloqui per la coalizione di governo si è parlato anche di Recovery Fund e del dibattito se proseguire con la sua implementazione oltre il 2026 trasformandolo “in uno strumento permanente o, al massimo, rispolverarlo per una versione 2.0 che accompagni la transizione ecologica verso il 2030, favorendo gli investimenti pubblici ed evitando l’aggravarsi dell’indebitamento degli Stati. Lindner su questo ha detto di essere contrario a un meccanismo permanente, ma non ha chiuso la porta a una nuova emissione di debito Ue”.

A uscire positivamente da questa partita è la leadership di Angela Merkel. Che blinda la sua svolta nell’ultimo miglio del suo mandato e dopo esser stata la Cancelliera dell’austerità e del rigore tra il 2010 e il 2012 lascia come la leader che ha promosso una svolta sistemica interiorizzata dall’intero sistema politico compreso nell’arco costituzionale. Scholz, da ex membro del suo governo, ne raccoglierà appieno l’eredità coinvolgendo i Liberali e mettendo in campo ciò che aveva iniziato ad avviare da Ministro delle Finanze. Non si tratta di lirico europeismo, ma della volontà di promuovere una difesa della centralità tedesca in Europa che il ritorno al rigore seppellirebbe risultando, inoltre, suicida per l’economia. E di questa novità i rigoristi dovranno al più presto rendersi conto per evitare di tenere all’angolo ancora a lungo l’Unione.